venerdì 25 luglio 2014

Esercizio vetrinistico N.1

La prima volta che andai al cinema davano Biancaneve e i sette nani.
Era il pomeriggio del 25 dicembre, uno di quei pomeriggi che nella memoria di una bambina potrebbero durare giorni interi, dilatarsi nell’emozione dei preparativi trascorsi e traboccare nella sospensione dei giorni a venire, fino a congiungere un anno con l’altro, nel ripetersi delle tradizioni familiari… Il grande tavolo a casa degli zii, le posate d’argento e la tovaglia ricamata, la spola funambolica di piatti indifesi ricolmi di brodo provenienti dalla cucina, e i tortellini più piccoli che mai siano stati avvistati nei lunghi orizzonti delle nostre pianure.
Al termine di uno di quei pranzi (quale?) la zia Paola, la zia single (quella felice delle due), mi portò appunto al cinema.
Al nostro rientro ricordo uno scambio di battute apparentemente disinteressate sul fatto che avevo trascorso buona parte della proiezione scaccolandomi il naso. Fu lì che capii che gli altri si accorgono di te anche quando si presuppone che siano impegnati nel fare qualcosa di meglio. L’azione inversa invece, quella secondo la quale non si accorgono di te quando tu vorresti, deve essersi palesata solo più tardi; ma questa è una questione squisitamente femminile della quale non mi va di occuparmi mentre me ne sto al cinema a scaccolarmi.
La fine la conoscete già: arriva un principe azzurro del quale non abbiamo mai sentito parlare - e che, per quanto ne sappiamo, potrebbe essere stato a grattarsi fino ad un attimo prima dell’entrata in scena - ed improvvisamente tutto cambia.
E l’animale di pezza cosa c’entra? Niente, quello viene da Hong Kong.

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