Era il
pomeriggio del 25 dicembre, uno di quei pomeriggi che nella memoria di una
bambina potrebbero durare giorni interi, dilatarsi nell’emozione dei preparativi
trascorsi e traboccare nella sospensione dei giorni a venire, fino a
congiungere un anno con l’altro, nel ripetersi delle tradizioni familiari… Il
grande tavolo a casa degli zii, le posate d’argento e la tovaglia ricamata, la
spola funambolica di piatti indifesi ricolmi di brodo provenienti dalla cucina,
e i tortellini più piccoli che mai siano stati avvistati nei lunghi orizzonti
delle nostre pianure.
Al termine
di uno di quei pranzi (quale?) la zia Paola, la zia single (quella felice delle
due), mi portò appunto al cinema.
Al nostro
rientro ricordo uno scambio di battute apparentemente disinteressate sul fatto
che avevo trascorso buona parte della proiezione scaccolandomi il naso. Fu lì
che capii che gli altri si accorgono di te anche quando si presuppone che siano
impegnati nel fare qualcosa di meglio. L’azione inversa invece, quella secondo
la quale non si accorgono di te quando tu vorresti, deve essersi palesata
solo più tardi; ma questa è una questione squisitamente femminile della quale
non mi va di occuparmi mentre me ne sto al cinema a scaccolarmi.
La fine la
conoscete già: arriva un principe azzurro del quale non abbiamo mai sentito
parlare - e che, per quanto ne sappiamo, potrebbe essere stato a grattarsi fino
ad un attimo prima dell’entrata in scena - ed improvvisamente tutto cambia.
E l’animale
di pezza cosa c’entra? Niente, quello viene da Hong Kong.

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